martedì 31 gennaio 2006

Michele Lupo, perché no?



L’Onda sa di già letto, con l’eroe postmoderno che non combina un tubo e finisce i suoi giorni all’estero, ma gli altri personaggi, Giorgio su tutti, sono positivi, e il racconto è scandito da frasi geniali (“Livio si sentiva soffocare dalla collera, ma vomitarla addosso a loro sarebbe stato come arrabbiarsi con un cane perché non ti suona Debussy”).

* M. Lupo, L’onda sulla pellicola, Besa Editrice, Nardò 2003.

8 commenti:

davide l. malesi ha detto...

Bella frase. Peccato io abbia avuto una brutta esperienza con quell'editore (mi ha pubblicato un racconto lungo su Tabula Rasa n.4, mi ha spedito una mail affinché passassi a ritirare la mia copia della rivista a una fiera, poi una volta lì lo standista voleva farmi pagare la copia...).

Cano ha detto...

Be’, i piccoli editori sono tutti un po’ micragnosi, però questa è davvero grossa. Sei sicuro che non fosse colpa dello standista troppo zelante?

davide l. malesi ha detto...

Sì, in effetti la colpa è stata proprio dello standista (c'è poi stato un chiarimento con l'editore), resta il fatto che in certe occasioni (leggi: fiera) lo standista rappresenta, a tutti gli effetti, la cosa editrice...

cristianaeffe ha detto...

bello: la cosa editrice...

davide l. malesi ha detto...

Sì, come lapsus piace anche a me ;)

Anonimo ha detto...

Il problema piuttosto è che editori come quello si muovo malissimo e ci ci rimette è lo scrittore. L'onda sulla pellicola del Lupo è un libro geniale tout court, ma non se n'è accorto nessuno . provate a leggerlo e fatemi sapere

piero torri ha detto...

E' vero, il libro di Lupo è passato inosservato, ma non per demerito suo. succede con editori che non sono all'altezza dei loro autori (succede anche questo). e con lupo il problema è stato anche la sua scrittura, non sempre facile, per niente consolatoria, anzi piuttosto brutale anche nell'ironia. a vederlo oggi, a quasi tre anni dalla pubblicazione, vedi che già allora in lui il tema della precarietà del lavoro si risolveva in tragicomica faccenda esistenziale. niente politicamente corretto. niente di modaiolo. le strade dell'nsuccesso non sono infiinite

carla ha detto...

Un libro abbandonato è un crimine certo, ma quanti ce nesono?