Dieci anni fa, quando ero molto giovane e ancora più confuso, andavo matto per i giochi di identità; “stanotte, tu devi pensare che sei me e che stai stringendo te fra le tue braccia, io penso di essere te che sto stringendo me fra le mie braccia”¹: che meraviglia!
¹ A. Tabucchi, Il gioco del rovescio, Feltrinelli, Milano [1981¹] 1995.
perché, adesso non ci vai più matto?
RispondiEliminaBe’, sì, in fondo mi piacciono ancora (“I am he as you are he as you are me and we are all together”).
RispondiEliminayeah, altogethernow!
RispondiEliminaé già impegnativo tenere testa alla propria identità una volta che viene ad esprimersi appieno... i Giochi di identità mi sembrano una dispersione di energie.
RispondiEliminaForse perché non ci ho mai giocato, chissà...
Ciao
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